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La storia di OVIGLIO un paese REALE

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C’è un paese nel bel mezzo della Strada Franca che può vantare il titolo di Castello Reale, un paese a vocazione prettamente agricola con un bel Palazzo Comunale, una bella Piazza che nel 2026 compirà 100 anni e un ponte, quello sul Belbo che fu il primo ad essere costruito per volere della Regina e che sin dalla sua costruzione rendeva Oviglio importante via di scambio commerciale tra le zone di Alessandria e Castellazzo ad Est e le zone di Felizzano, Masio e Quattordio ad Ovest.  Del Ponte, vi racconteremo in un altro articolo. Oggi vi raccontiamo la Storia del Paese dalla Sua nascita ai giorni nostri citando anche le fonti storiche. 

Da una ricerca a cura del dott. Alberto Crosetto della Soprintendenza è emerso che Il primo nucleo abitato, in stretta relazione con il vicino e più importante centro romano di Forum Fulvii (attuale Villa del Foro) e, come quello, probabile luogo di insediamento anche di una piccola colonia di quei trecentomila Sarmati che Costantino il Grande, nell’anno 332 d.C., autorizzò a trasferirsi dagli Urali meridionali alle regioni danubiane e in Italia fu nella zona di S. Felice vecchio.

L’esame scientifico dei resti scheletrici umani rinvenuti durante gli scavi (si è trattato di una sessantina di tombe) ha evidenziato una loro compatibilità con le caratteristiche somatiche di quelle popolazioni.

Di origini antiche, certamente abitato dalle popolazioni liguri, passò con altre terre della Liguria sotto il dominio romano. Facente parte degli statielli (popolo ligure insediatosi tra le zone di Asti, Cuneo, Savona e Alessandria) aveva come capitale CARYSTUM (oggi Acqui Terme) dai romani rinominato poi ACQUE STATIELLAE.

Sottomessi nel II secolo a.c. arrendendosi non avevano subito gli attacchi bellici romani I LIGURI si erano adattati alle regole romane, sino a quando nel 173 a.c. MARCO PAPILLO LENATE decise di occupare CARYSTUM.

I liguri non combatterono e venendo meno al diritto di guerra romano rendendoli SCHIAVI.

Questo però duro poco, solo un anno perché il senato romano decise di concedere la libertà ai liguri che via via vennero ROMANIZZATI.

Quando i carolingi smembrano ciò che restava dell’antico impero romano, in contee e marche Oviglio fu capoluogo di un contado concesso in feudo al MONASTERO DI SAN PIETRO IN CIEL D’ORO di PAVIA, feudo confermato da diversi diplomi imperiali CORRADO I (850 d.c.)

Oviglio fu probabilmente sede plebana. Testimonianze sicure si hanno tuttavia solo in una bolla di Eugenio III del 1153, in cui, fra le altre pievi astesi citate, è menzionata la «plebs Uviliensis cumomnibus ecclesiis ad se pertinentibus» e in un breve di Onorio III del 1224, nel quale si ordinava al capitolo e al comune di Alessandria di consegnare alla chiesa astese la «plebs de Uviliis» (Cartario alessandrino, vol. II, doc. 430; Bosio 1894, p. 103; Chenna 1819, p. 57).

Nell’età moderna, Oviglio fu sede di vicariato foraneo (Chenna 1819, p. 56; Canestri 1835, p. 43).

Nella seconda metà del XII secolo, alcuni nuclei famigliari di Oviglio parteciparono alla fondazione di quella che oggi conosciamo come ALESSANDRIA. Lo Schiavina riporta i nomi dei Dal Pozzo, i Goretta, i Lanzavecchia e i Rossi, che confluirono nella “civica nova”.

I setti insediamenti che contribuirono alla creazione furono GAMONDIUM, MARENGHUM, BERGOLIUM, ROBERETUM, FORUM, VUILIJE, QUARGNENTUM.

Le popolazioni furono sostenute dalla SUPERBA e dai comuni della LEGA LOMBARDA ed in contrasto con il marchesato del MONFERRATO, alleato del Federico Barbarossa.

Nel 1193 l’imperatore Enrico I decise di concederlo a Bonifacio marchese del Monferrato.

Nel 1204 Oviglio passato nel frattempo al marchese del Monferrato, venne donato Marchesi di Incisa. Nel 1367 cadde sotto la dominazione Viscontea (Filippo Maria Visconti) e nel 1404 venne conquistato e distrutto dalle truppe di Facino Cane. E’ di questo periodo la ricostruzione del castello medioevale sulle macerie del CASTRUM con cinta bastionata e fortificatae che racchiudeva il borgo medioevale di cui negli ovigliesi è rimasta la tradizione del “borgo di dentro” borgo all’interno della città fortificata.

Nel 1498 il castello passa a Filippo Fieschi.

Nel 1513 Oviglio passò sotto il dominio di Gerolamo Perboni e dopo alterne vicende di dominazione feudale, (tra cui 1782 Marchese Marengo di Rarà) nella seconda metà del XVIII secolo Oviglio divenne signoria della marchesa Solaro Marianna di Govone nata Perboni, oggi sepolta nella chiesa SS. Felice ed Agata (1823).

Oviglio quindi passò alla nobile famiglia dei Calcamuggi sino ad esser acquistato dalla regina MARIA CRISTINA DI BORBONE, nata infanta delle due sicilie, nata Augusta vedova del RE CARLO FELICE di Savoia.

Durante questo periodo importanti lavori permisero di costruire la torre e i due fianchi che ancora oggi caratterizzano il Castello. La regina fece costruire il primo argine a difesa dal Torrente Belbo e canali per l’irrigazione. Il ponte sul Belbo fu la prima struttura che permetteva di collegare commercialmente la zona di Oviglio, Felizzano, Masio a quella di Alessandria e sino alla fine dell’800 fu a pedaggio in quanto unico collegamento, sino a quando non venne costruito il ponte a Felizzano.

Nel periodo della seconda guerra mondiale Oviglio non ebbe un vero e proprio ruolo nelle lotte partigiane ma molti diventarono partigiani raggiungendo la REPUBBLICA PARTIGIANA DELL’ALTO MONFERRATO nell’estate del 1944.

 

Oviglio è famosa per essere stata una delle villae i cui uomini, nel 1168, fondarono la città di Alessandria, un aspetto della storia locale tradizionalmente rimarcato e glorificato dai cronisti cittadini, ma, nel corso dell’età moderna, Oviglio è anche una delle «terre» del Contado di Alessandria, unita alla città da legami di dipendenza amministrativa, economica e fiscale. Gli indizi affioranti nella documentazione storica suggeriscono un lungo ruolo predominante della élite patrizia alessandrina sia nell’orientamento sia nell’organizzazione diretta di molti aspetti della vita locale. Le inchieste condotte dagli amministratori statali nella seconda metà del Settecento, quando la riforma della fiscalità terriera nota come Perequazione generale venne estesa all’Alessandrino, insistono su più aspetti dei rapporti di subordinazione della comunità.

I due principali signori i cui interessi gravitano sul territorio di Oviglio nel secolo XVIII, i Perboni e gli Scarampi, hanno negoziato, nel corso del tempo e da posizioni di forza, particolari «convenzioni», o agevolazioni fiscali, in virtù delle quali le loro proprietà «allodiali», prive, cioè, elle esenzioni, o «immunità» in materia fiscale accordate alle terre «feudali», vengono tassate per quote di imponibile inferiori a quelle che vengono applicate alle terre degli altri proprietari del luogo; su queste terre dei signori, per di più, l’imponibile è fisso «sia per il tempo di pace che di guerra, senza mai, per qualunque causa, poter essere alterato». I patrimoni terrieri, assai vasti, in mano ai signori sono stimati all’epoca in misura di circa un quarto dell’estensione totale del territorio di Oviglio.

Queste terre si aggiungono a quelle possedute a titolo «feudale», come anche alle proprietà ecclesiastiche fiscalmente esenti, che ammontano a loro volta a più del 15 per cento del territorio. Se la situazione è considerata «enormemente lesiva» da parte della comunità, i calcoli dei funzionari statali suggeriscono che i terreni attribuibili al territorio di Oviglio paghino poco meno della metà del gettito fiscale che spetterebbe loro versare.

In particolare, la famiglia del marchese Scarampi di Camino, abitante a Casale, è protagonista di un lungo contenzioso con la comunità di Oviglio per la grande tenuta, o «tenimento», di Redabue, di OVIGLIO cui sono incerti il perimetro, l’estensione e la giurisdizione. Mentre la comunità di Oviglio sosteneva che «delli beni posseduti dal detto Signor Marchese o sia da suoi Signori Antenati ed annessi al loro Castello di Redabue per la quantità di moggia 1154 fossero dell’indubitato suo Territorio», «la famiglia» del marchese Scarampi aveva riconosciuto, o «convenuto», con diversi accordi stipulati nel corso del secolo XVII «la dimanda della Comunità per moggia 322, ma, in quanto al soprapiù, lo pretendeva dipendente «et del suo Territorio di Redabue, et per riguardo alla quantità che riconosceva di detto Territorio d’Oviglio intendeva non potesse importare il Registro che dalla Comunità si pretendeva addossarle» (AST, Camera dei conti, II archiviazione, Capo 13, Province di ultimo acquisto, Paragrafo 1, Censimento, Mazzo 58, Tabelle sovra la Provincia d’Alessandria. A quali resta appoggiata la relazione del Signor Commendatore Mallone sovra la necessità del Censimento e Misura in detta Provincia d’Alessandria [1760]).

In questo contesto, i signori e altri proprietari alessandrini, tra cui soggetti collettivi, o «corpi», quali le istituzioni ecclesiastiche, sono detentori di ingenti crediti nei confronti dell’amministrazione comunitaria come conseguenza degli anticipi di denaro fatti in occasione di esazioni straordinarie, come, per esempio, «nel 1745, in occasione dell’ultima guerra». Per molti di  questi crediti, secondo il funzionario statale estensore dell’inchiesta (forse il commendatore Mallone), «si vedrà mancare la data del contratto, che non è riuscito di trovare, e di molti anche si vede fatta la fondazione con diverse specie di monete, delle quali non mi è riuscito d’aver più chiaro ragguaglio». Una notevole pressione esterna sulle cariche elettive della Congregazione del Contado, di cui Oviglio fa parte, nonché di quelle comunitative deriva dal sistema creditizio costruito sulla fiscalità terriera. Così, sullo scorcio del secolo XVIII, i creditori laici si annoverano anche il conte Geuna e il marchese Cuttica. Proprietario di «tenute» a Quargnento, oltre che a Oviglio, quest’ultimo sarà sindaco di Oviglio durante gli anni della dominazione francese (AST, Camera dei conti, II archiviazione, Capo 13, Province di ultimo acquisto, Paragrafo 1, Censimento, Mazzi 33-36; AST, Corte, Paesi, Paesi di nuovo acquisto, Alessandrino, Mazzo 7, n. 21; ANP, F3 II Marengo 1].

Gli stretti rapporti di Oviglio con i proprietari terrieri alessandrini contribuiscono a determinarne la vocazione produttiva, fondata sulla cerealicoltura. La crescente diffusione della vite, attestata dalle inchieste del secolo XVIII come uno dei fattori di incremento del valore della terra in loco, è forse prefigurata da quella malcelata invidia che traspare dagli Annali di Giovanni Ghilini, patrizio alessandrino che, scrivendo verso la metà del Seicento, additava l’area di confine alberata e coltivata a vite tra il territorio di Oviglio e quello di Bergamasco:

“poco distante da Oviglio s’ammirano alcune colline abbondanti di frutti e di belle vigne ornate, che producono delicati e generosi vini (cit. in Sergi 1986, p. 321).

Almeno due motivi contribuiscono, a partire dal tardo medioevo, ad alimentare i conflitti lungo la linea di confine tra Oviglio, Bergamasco e, in parte, Carentino, un confine che, fino alle annessioni sabaude, delimita lo stato milanese di cui Oviglio fa parte dal marchesato d’Incisa dapprima e quindi da quello del Monferrato.

 

 

 

Un progetto di Strada dei vini del Gran Monferrato
Con il contributo di: Camera di Commercio Alessandria ed Asti

Con il patrocinio di

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